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martedì 16 aprile 2013

Chi vuol essere lieto sia

Dopo aver propagandato per sei mesi morti e feriti tarantini da vendicare si è finalmente consumata la vendetta epocale della città delle cozze contro l'empia Neretum, colpevole di lesa maestà in campo sportivo.
Ora Taranto può andare fiera di aver lavato l'onta con 4 reti contro una squadra priva di tifo al seguito, priva di risorse economiche e con una classifica precaria.
Anche fuori dal terreno di gioco l'onore è stato salvato accerchiando cinque dirigenti Granata, cacciandoli dalla tribuna centrale con parolacce, SPUTI e offese. Pettinicchio, allenatore recuperato dai campionati minori, aveva dato dei maleducati ai neretini che non avevano rispettato il fair play all'andata. A fine partita, invece,  Cordua, Maraglino, Prosperi e altri eroi in maglia rossoblu lo hanno applicato alla lettera con parole di encomio e buon auspicio. Bene abbiamo accontentato il tenero Giacomino che a Nardò si era fatto intimorire da una baruffa (tutta neretina) da far tremare le gambe ai giovani campioni jonici.
Contenti anche i "giornalisti" di alcune tv digitali, ma che per mentalità rimangono paesane, a cui non pareva vero di infierire con ironia, sbeffeggiamenti e sfottò sulla squadra e la città neretina. Ma che "cinicità!" Citiamo testualmente il nuovo vocabolo coniato in riva al mare della diossina.
Così Taranto si è finalmente rifatto una verginità, ha risolto i suoi problemi e ha ottenuto tremenda vendetta.
I rossoblu ora possono gioire. Al mancato approdo in Serie B è seguito il fallimento, e al fallimento è seguito il mancato approdo alla Lega Pro. Taranto, 200 mila abitanti, rimane ancora tra i dilettanti. Bandiere sventolano a festa sullo Jonio.

A.C.

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