Created with flickr badge.

venerdì 10 maggio 2013

Nardò - Gladiator 0-2


NARDO’ (3-4-3) Mirarco; Vergori (29’ s.t. Antico), Taurino R., Vetrugno; Montenegro, Giordano, Difino, Lanotte (14’ s.t. De Razza); Corvino, Taurino D. (1’ s.t. Patera), Bagnoli. In panchina: Novembre, Pasca, Marzo, Recchia. All. Renna.
GLADIATOR (4-3-3) Maiellaro; Pastore, Borrelli, Terracciano (Criscuolo 29’ s.t.), Viglietti; Di Pietro, Bonavolontà, Leone; Longo, Evacuo (12’ s.t. Puccinelli), Manzo (22’ p.t. Mazzeo). In panchina: Voli, Franchini, Luce, Armonia. All. Squillante.
ARBITRO: Proietti di Terni.
NOTE: ammoniti Difino, Taurino, Montenegro, Viglietti, Di Pietro; angoli 12-2 per il Gladiator.

Il campionato del Nardò è ormai entrato ufficialmente in una fase di preoccupante stagnazione. Difficile immaginare di muovere la classifica in assenza di produttività realizzativa. E poiché un eventuale antidoto alla Majella dipendenza potrà giungere soltanto dal mercato di dicembre, a questo punto non resta da augurarsi un pronto recupero dell’infortunato probabilmente più indispensabile e insostituibile della storia calcistica neretina. Anche perché ora, Trani a parte, le squadre di coda appaiono tutte in fase di vigorosa crescita. 
La partita con il Gladiator è stata una sorta di fotocopia di quella vissuta soltanto due settimane addietro con l’altra capolista del torneo. Nardò dignitosamente in partita fino al vantaggio avversario, poi il buio più assoluto, in assenza della lucidità e dell’ispirazione e degli strumenti necessari  per provare ad imbastire una minima reazione. Né hanno sortito alcun effetto le soluzioni alternative provate dal tecnico Renna a gara in corso per capovolgere l’ineluttabile inerzia degli eventi, ovvero l’inserimento di un Patera incapace di entrare efficacemente in partita  o l’affrancamento da compiti di copertura di Vetrugno, mai protagonista di una iniziativa o di un affondo sulla fascia degno di nota. Si ha come l’impressione che il forfait di Majella oltre ad una grave mutilazione della fase offensiva, determini anche uno scoramento di natura psicologica in una squadra che senza il suo terminale d’attacco finisce con il cadere in una sorta di depressione e di fatale rassegnazione al peggio, che scatta non appena viene meno il conforto dello 0-0 di partenza.
In effetti, fino alla prodezza balistica di Terracciano e nonostante gli insoliti scricchiolii difensivi palesati fin dalla prima azione d’attacco avversaria, il Nardò era stato in grado di non concedere nulla di particolarmente rilevante alla co-capolista del torneo, che rispetto all’Ischia dispone di un fraseggio meno avvolgente e raffinato. E così dopo i brividi a ripetizione provocati dalle mancate chiusure di Vetrugno e Vergori che consentivano infine a Manzo di liberare al tiro Longo in piena area, la partita si manteneva in sostanziale equilibrio e il Nardò imbastiva pure qualche offensiva degna di nota, il cui consuntivo si limitava però a due conclusioni ben lontane dallo specchio di porta da parte di Difino (6’) e Davide Taurino (15’). Non trovava invece la finalizzazione di Bagnoli, contrastato in area da un avversario (11’), una travolgente iniziativa sulla destra di Corvino, abile a chiudere con un cross in area campana una bella triangolazione con Davide Taurino.
La discreta partita del Nardò andava in frantumi quando al 23’ Terracciano capitalizzava al meglio il lascito di Manzo. Ovvero una punizione dai 25 metri conquistata dalla rapida punta nerazzurra proprio nell’azione che sanciva la sua uscita di scena, per le conseguenze del vigoroso contrasto con Roberto Taurino. Era l’inizio della fine per il Nardò, che pure per qualche minuto dava l’impressione di poter abbozzare una degna reazione, subito dopo aver corso il rischio dell’immediato colpo del k.o.  a causa dell’ennesima amnesia di Vergori che al 26’ si faceva rubare palla da Leone il cui tiro cross era neutralizzato con una parata a terra da Mirarco. Era Corvino, poi completamente sparito dalla scena nel corso della ripresa, a chiamare Mastroianni alla respinta di pugno con un diagonale al 27’ e nuovamente un minuto dopo con un tiro centrale da fuori area.    
Ma segnali evidenti del disfacimento del Nardò venivano dalle tre palle gol concesse nell’ultimo quarto d’ora di primo tempo al Gladiator. Ancora Vergori sfortunato protagonista dell’azione conclusasi al 29’ con una staffilata di Mazzeo in piena area, con il difensore granata poco reattivo nel controllare un pallone carambolatogli sulla gamba. Pronto invece Mirarco al 39’ a bloccare una spettacolare rovesciata di Di Pietro, mentre tre minuti dopo si rivelava provvidenziale una deviazione di Difino sulla violenta conclusione di Longo, praticamente a botta sicura, scagliata all’altezza del dischetto.
I correttivi proposti da Renna nella ripresa non rallentano la discesa negli abissi del Nardò che si consuma definitivamente al 18’ quando Mazzeo beffa la difesa granata, trovando il varco per affondare centralmente, ma manca poi incredibilmente il gol, spedendo il suo diagonale sul palo. La fortuna del Nardò dura però soltanto un attimo, perché il primo ad avventarsi sul pallone che torna verso l’area di rigore è Longo, che da pochi passi trova la deviazione vincente. Nardò-Gladiator finisce qui. Il colpo del k.o. getta nella più totale confusione la squadra di Luca Renna e amplifica l’impotenza derivante dalla mancanza di un punto di riferimento avanzato. Tocca a Roberto Taurino turare con la solita reattività e precisione le falle che di tanto in tanto si aprono nella retroguardia:  fondamentale proprio nel finale un salvataggio su Longo lanciato a rete, per evitare una sconfitta di più larghe dimensioni. L’unico tiro nello specchio della porta avversaria è un diagonale di Difino al 40’.
Il tesoretto accumulato nel ciclo d’oro iniziato col Bisceglie e proseguito sino a Francavilla si è ora estinto. Consente però al Nardò di rimanere nel maxigruppone delle concorrenti alla salvezza, senza l’affanno di rincorse a perdifiato. Ora che il ciclo terribile è alle spalle, diventa però necessario rimettersi in carreggiata. Anche se ogni auspicio e considerazione non può prescindere da un rapido recupero di Majella e nel contempo nella individuazione sul mercato di un’adeguata alternativa,  per non rimanere in balia della sorte, quando il campionato entrerà nella sua fase decisiva.                        

Nessun commento: