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lunedì 6 maggio 2013

Nardò - S.Antonio Abate 0-2

NARDO’ (3-5-2) Mirarco; Febbraro, Taurino, Vetrugno; Montenegro (dal 1’ s.t. Rizzi), De Luca (dall’11’ s.t. Difino), Marzocchi, Giordano, Pasca (dal 25’ p.t. Bagnoli); Corvino, Rescio. (Piccolo, Lomasto, Antico, Abrescia). All. Sgobba.
 SANT’ANTONIO ABATE (4-3-3) Apuzzo; Amendola, Morella, Lagnena, Scarparo; Eligibile, Pontillo, Romano (dal 14’ s.t. Zampardino); Giordano (dal 36’ s.t. Esposito), Volpicelli (dal 20’ s.t. Sperandeo), Tedesco. (Di Lorenzo, Perrella, Pastore, Alfano). All. Fontanella.
 ARBITRO: Sartori di Este.
RETI: aut. Vetrugno al 7', Tedesco al 15'
 NOTE: espulso Antico nel corso dell’intervallo per proteste; ammoniti Bagnoli, Apuzzo, Romano. Angoli 10-1 per il Nardò.

 Il Nardò si scioglie nuovamente ad un passo dal traguardo. Dopo aver fallito una miriade di occasioni per chiudere in anticipo il discorso salvezza, la storia si ripete nella domenica più importante della stagione. A rigor di logica un verdetto perfettamente in linea con gli ultimi tre mesi di campionato. Il successo con la Battipagliese va evidentemente archiviato come il classico caso della singola rondine che non fa primavera. A 3 minuti dalla fine di quella partita il Nardò era ormai con tutti e due i piedi nei play-out e ci ritorna ora dopo la passeggiata di salute contro il Potenza e la speranza tradita che proprio quella vittoria in extremis contro i campani fosse il segnale di una riscossa. E invece ora il discorso salvezza torna una matassa difficile da sbrogliare, senza neanche un conforto puramente statistico, ben conoscendo, chi ha confidenza con le vicende granata, i precedenti in materia di sfide post-campionato con avversari come Turris, Cavese, Mentana, Bojano e Gaeta. A nulla è servita la grande passione di un pubblico caloroso e scatenato, che non ha mai smesso di incitare la squadra nonostante lo scioccante avvio di gara, nel corso del quale si è consumato il crudele destino di una partita-spareggio, iniziata subito nel peggiore dei modi. Ci saremmo aspettati giocatori pronti a sopperire ai loro limiti con il cuore e lo spirito guerriero delle battaglie decisive, senza risparmiare la minima energia. Il Nardò si è invece subito consegnato alla sorte avversa, senza saper reagire da squadra, indipendentemente dalla risaputa incapacità di trasformare in gol le sue confuse e asfittiche idee di gioco. Ne è venuta così fuori una partita senza costrutto, anche se passata quasi tutta nella metà campo avversaria. E quel gol che avrebbe potuto riaccendere anche la più remota o fantasiosa speranza, è rimasto nel libro dei sogni anche quando si trattava di spingere in rete un pallone a non più di trenta centimetri dalla porta avversaria, a portiere già fuori causa. Ovviamente i due gol regalati ad un Sant’Antonio Abate, che aveva iniziato la gara innalzando una ermetica diga davanti alla sua porta, hanno avuto un peso enorme nella disfatta. Incredibile l’autorete di Vetrugno, su un normalissimo cross dalla sinistra di Pontillo, favorito da un pallone perso sulla trequarti da Montenegro. Un vizio antico invece la libertà concessa ad un giocatore avversario, nella circostanza Tedesco, di colpire indisturbato di testa nell’area piccola, sugli sviluppi di una punizione laterale.
Nel mezzo un evidente fallo di mano di Morella in area, che saltato in corsa da Rescio con un sombrero , tocca di mano il pallone, ma l’arbitro sorvola. Con il Sant’Antonio Abate in vantaggio di due reti, dopo 17 minuti e un solo tiro in porta, il Nardò ha reagito nella peggiore maniera possibile. Null’altro se non dei tentativi da fuori area da parte di De Luca, improduttivi slalom dei vari Rescio e Corvino, un paio di inzuccate mai pericolose di Montenegro. Eccellente invece il lavoro sull’altro fronte di Volpicelli, capace non solo di fungere da costante punto di riferimento delle ripartenze abatesi, ma anche di districarsi con abilità nella maglie difensive neretine, ora favorendo gli inserimenti del sempre pericoloso e mobile Tedesco, ora tentando invece la conclusione con esiti mai banali. Nonostante la cronica difficoltà di abbinare la costruzione alla finalizzazione, Nardò più pericoloso nella ripresa. Un Nardò con tutti gli uomini di attacco gettati nella mischia e ridisegnato in un 3-4-3 con De Luca (poi sostituito da Difino) e Rescio sugli esterni a centrocampo, Bagnoli centravanti e Corvino e Rizzi esterni d’attacco. Corvino (3’) chiama subito Apuzzo alla parata a terra, ma è clamorosa la traversa colpita da Rizzi al 6’, liberato al tiro a pochi metri da un assist in verticale di Rescio. Tutti protesi in avanti i granata ancor più offrono il fianco alle ripartenze ospiti, che esaltano in particolare la velocità di Tedesco, dotato di una capacità di progressione davvero notevole. Il bomber abatese al 7’ colpisce il palo alla sinistra di Mirarco, al culmine di una irresistibile puntata offensiva. All’11’, invece, una combinazione tra Pontillo e Volpicelli si conclude con un diagonale a fil di palo. Le offensive del Nardò riacquistano incisività intorno alla mezzora. Ed è Rizzi a sprecare l’inimmaginabile calciando alto, ad un’inezia dalla linea di porta, una respinta corta di Apuzzo sulla incornata da pochi passi di Febbraro. Tre minuti dopo Corvino salta controtempo sul perfetto cross di Bagnoli. Ancora Corvino in evidenza al 34’, favorito da un rimpallo, la sua serpentina in area stavolta si conclude con un tiro ravvicinato, ma sui piedi del portiere in uscita. Sul ribaltamento di fronte Mirarco è costretto ad allungarsi sulla sua sinistra per bloccare un velenoso diagonale del nuovo entrato Sperandeo. Ormai non c’è più tempo per la rimonta, ma il Nardò continua a sprecare tanto sottoporta. Ci prova Vetrugno, di testa, sull’angolo di Rizzi, ma il pallone finisce sull’esterno della rete e poi Febbraro, il cui rasoterra quasi a colpo sicuro, viene intercettato dal terzino Amendola. La replica è del solito Tedesco, che al 42’ si invola verso la porta di Mirarco, dopo aver saltato anche Taurino, trovando però la respinta del portiere granata. Al fischio finale il generoso pubblico granata ha già avuto il tempo di metabolizzare l’ennesimo dramma sportivo della sua storia. Stavolta però il verdetto non è di quelli inappellabili. Forse c’è ancora un modo per guadagnare una via uscita dal tunnel in cui il Nardò è stato capace di ricacciarsi. Anche se dopo una prestazione simile occorre una fede incrollabile per credere ancora in un lieto fine.

Michele Climaco per Nardocalcio.net

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