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venerdì 10 maggio 2013

Nardò - Taranto 3-2


NARDO’ (3-4-3) Mirarco; Taurino, Antico, Vetrugno; Montenegro, Giordano, Difino, Pasca; Corvino (49’ s.t. Febbraro), Majella, Bagnoli (6’ s.t. De Razza). In panchina: Novembre, Vergori, Marzo, Mastria, Patera. All. Renna.
TARANTO (4-4-2) Maraglino; Rosato, Terrenzio, Brancato (31’ s.t. Buongermino) , Prete; Papa, Cordua, Vicedomini, Stigliano (38’ s.t. Battista); Curri (20’ s.t. Faccini), Mignogna. In panchina: Monopoli, Catalano, Gnoni, Aiello. All. Pettinicchio.
ARBITRO: Giuliani di Teramo.
NOTE: espulso Prete al 50’ s.t.; ammoniti Taurino, Pasca, Antico, Vetrugno, De Razza, Corvino, Majella, Vicedomini, Papa e Mignogna. Angoli 2-2.

Il Nardò è riuscito ad aggiudicarsi al 17° tentativo il primo derby contro la sua bestia nera per eccellenza, il Taranto, sfruttando al meglio le armi a sua disposizione in questo momento, ovvero la perfetta organizzazione della sua fase difensiva, il carattere, l’orgoglio e la voglia di soffrire di un gruppo che sa impostare le proprie gare tenendo ben presenti quelli che sono i suoi limiti. Con la compattezza e i nervi saldi il Nardò ha retto per tutto il primo tempo alla pressione di un Taranto, capace di imbastire una manovra ben congegnata, ma terribilmente sterile e poi ha trovato proprio grazie ai suoi difensori le stoccate decisive per incanalare la partita verso una direzione inattesa per quanto si era visto in campo nel corso del primo tempo.   
E così quando anche in campo il derby ha assunto i connotati della battaglia, il Nardò è riuscito a piazzare i colpi vincenti sfruttando alla perfezione gli episodi favorevoli. Più o meno quello che ha fatto il Taranto, che ha trovato il gol con due invenzioni di Mignogna e Vicedomini, ma ha invece fallito la più clamorosa delle occasioni con Curri, capace di spedire alle stelle da pochi passi, dopo una respinta corta di Mirarco. Un errore che ha pesato fatalmente sul match del Taranto, anche perché giunto quando il punteggio era ancora sullo 0-0. A parte i gol, infatti il derby non ha offerto altre emozioni sotto rete.
L’avvio pimpante del Nardò subito al tiro con Difino e poi in grado di seminare lo scompiglio in area avversaria con una iniziativa di Corvino, dal quale scaturisce il primo angolo del match, si rivela un fuoco di paglia. Il pallino del gioco passa infatti presto nelle mani del Taranto che ha in Curri il terminale offensivo di un 4-4-2 che vede Vicedomini nelle vesti di ispiratore del gioco e Stigliano il centrocampista più continuo negli inserimenti offensivi. Il Taranto per tutto il primo tempo palesa fluidità di manovra fino ai sedici metri e senso del collettivo, ma latita clamorosamente nella concretizzazione della sua mole di gioco. Ad aggravare lo stato di soggezione tattica del Nardò vi è l’assoluta incapacità di orchestrare la benché minima ripartenza.   L’unico segnale di vita granata scaturisce da una deviazione di testa di Majella, che si perde a lato al 18’.  Il netto predominio territoriale del Taranto si rivela però un’arma a doppio taglio, perché costringendo costantemente sulla difensiva il Nardò finisce con lo sbattere sulla difesa  a cinque dei granata che non concedono il minimo spazio lungo tutto il fronte d’attacco avversario.
Penetrare in area di rigore neretina è impresa improba e in assenza di un esterno in grado di sfondare sulle fasce, l’unica soluzione per la squadra di Pettinicchio resta il tiro dalla distanza. E’ Cordua il più pericoloso in tal senso e dopo un primo tentativo neutralizzato da Mirarco in presa alta al 6’, occorre attendere il 33’ per vedere un nuovo intervento dell’estremo difensore granata. Stavolta però il Taranto va vicinissimo al vantaggio, perché Mirarco respinge corto la potente botta dalla distanza del centrocampista rossoblù e Curri, pronto alla deviazione da pochi metri, alza incredibilmente la mira. Il Nardò limita  così i danni e con un po’ di fortuna evita che la superiorità avversaria trovi uno sbocco.
Il derby cambia subito direzione in avvio di ripresa. E’ di Antico la deviazione sotto misura, sugli sviluppi di una punizione di Giordano, dopo un tentativo a vuoto di Vetrugno. Ora qualità e geometri e contano meno, perché la partita si trasforma in battaglia agonistica e il Nardò si esalta. Renna rinforza il centrocampo con l’innesto di De Razza al posto di un deludente Bagnoli e il Taranto ci prova ancora dalla distanza con Vicedomini: è il 12’e Mirarco sventa in due tempi. Nulla può invece il giovane estremo difensore di casa, dinanzi alla prodezza balistica di Mignogna: ancora una conclusione da fuori area, ma stavolta si tratta di una saetta fulminante che s’insacca sotto il sette. 
 Il pareggio tarantino, purtroppo, scatena la dabbenaggine di qualcuno in tribuna, che se la prende con i familiari dei calciatori ospiti. Poi gli scontri, sempre sugli spalti, si fanno fratricidi e per quattro minuti l’arbitro interrompe il match. Quando finalmente si torna a giocare, il Nardò trova nuovamente il vantaggio. E’ Vetrugno a bruciare sul tempo Brancato e a trovare la rete del 2-1, sul corner battuto da Corvino: il pallone incoccia sul palo interno e poi carambola in rete. Pettinicchio inserisce Bongermino e Faccini e passa al 3-4-3, senza apprezzabili risultati in termini di pericolosità. Presta invece il fianco alle ripartenze granata e al 3° minuto di recupero, Corvino finalizza una perfetta triangolazione con Montenegro, non lasciando scampo a Maraglino con una conclusione all’altezza del dischetto. E’ l’apoteosi e il gran rasoterra di Vicedomini, direttamente su punizione, che si insacca a fil di palo, non procura alcun brivido, perché giunge proprio allo scadere degli otto minuti di recupero    
L’unico rammarico di una giornata così esaltante è la macchia impressa  sulla prima storica vittoria del Nardò contro il Taranto dalle imprese di alcuni esagitati, riusciti nell’impresa di provocare dal nulla incidenti sui propri spalti, in assenza di tifosi avversari.

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