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domenica 14 giugno 2015

Nardò - Scordia 2-0. Toro in serie D

RETI: 26’pt Montinaro, 22’st Vicedomini

NARDÒ: Caroppo, De Giorgi, Mancarella, Vicedomini (35’st Papi), Anglani, Montrone, Palmisano (27’st Caporale), Fiorentino, Vicentin (19’st Palazzo), Rana, Montinaro. In panchina: Picco, Starita, De Razza, Gigante. Allenatore: Ragno

SCORDIA: Fagone, Serafino, Cannatella (38’st Caruso), Castiglia, Diop, Bertolo, Gallipoli, Messina (44’st Buonapasqua), Bellino, Cocimano, Marziale. In panchina: Cultrera, Russo.Allenatore: Serafino

ARBITRO: Fiero di Pistoia (Spiniello di Avellino-Rotondale de L’Aquila)

NOTE: Pomeriggio caldo e assolato, temperatura 30°, terreno in buone condizioni. Spettatori 5mila circa. Ammoniti: Palmisano (N), Cannatella (S). Espulsi: 30’st Cocimano (S) per fallo da dietro. Recupero: 1’pt, 1’st. All’andata: Scordia-Nardò 0-3.


Dieci mesi fa la Nardò calcistica pensava già di aver toccato il cielo con il dito. Dopo l’onta della radiazione, ripartire dall’Eccellenza aveva il sapore di un miracolo. Dieci mesi dopo il Nardò è in paradiso. Al triste conto alla rovescia in attesa del dissolvimento in una nuvola di fumo di una onorata storia calcistica, si è sostituito un elettrizzante conto alla rovescia, in attesa del compimento di una nuova storica impresa. Anche nel calcio si rinasce dalle proprie ceneri, il Nardò lo ha fatto davvero a tempo di record. E con modalità che riportano ai tempi aurei degli spareggi che hanno fatto la storia del calcio granata. E se quello del Flaminio di Roma contro il Savoia è ormai consegnato al mito, le sfide senza appello, in novanta minuti, hanno quasi sempre caratterizzato le ascese nell’olimpo del calcio dilettantistico nazionale (ben quattro su sei). Contro Andria e Mola in occasione della prima storica promozione in serie D (61-62), contro Galatina e ancora Andria in occasione dell’immediato ritorno in D, dopo un solo anno di Promozione (80-81), quindi la vittoria ai rigori contro il Canosa nella prima promozione dell’era Papadia (90-91). Un filotto di successi, diventati un nostalgico e lontano ricordo quando con l’introduzione di play-off e play-out il Nardò sembrava essersi perso in un labirinto senza uscita. Flop in serie, a parte l’effimera salvezza contro il Sant’Antonio Abate nell’ultimo campionato disputato per intero in serie D (12-13).

Ed eccoci all’ultima impresa, con il Toro che sembra tornato quello dei tempi d’oro, quando infilzava senza pietà tutti i suoi avversari. Stavolta ne hanno fatto le spese le siciliane Mazara e Scordia e quasi come risarcimento per le sofferenze patite nel recente passato, il Toro si è arrampicato in serie D in scioltezza, quasi senza sudare. Qualche brivido appena contro il Mazara, poi la doppia incornata allo Scordia, la cui semifinale contro il Sant’Agnello era pure filata liscia come l’olio. E così l’ultimo atto di questi play-off si sono trasformati in una cavalcata trionfale. Promozione ipotecata già in Sicilia e passerella finale in un Giovanni Paolo II ribollente d’entusiasmo tra coreografie mozzafiato e colpo d’occhio da brividi. Spettacolo sugli spalti, spettacolo in campo.

Brivido iniziale sulla conclusione di Marziale ribattuta sulla linea da De Giorgi (7’) e poi il via all’inseguimento dell’ultimo successo stagionale, da dedicare alla folla festante. Scordia costantemente in affanno sulle irresistibili percussioni di Palmisano sulla fascia destra, con Fagone subito decisivo (8’) sulla deviazione di Montinaro in piena area. L’esterno destro granata prova poi personalmente la segnatura al 20’ con un inserimento in area, senza però trovare lo specchio della porta. E’ Montrone con una precisa apertura in diagonale ad innescare il gol del vantaggio al 25’, Palmisano vola sulla destra e mette in area, velo di Rana e stavolta Montinaro non sbaglia. L’uno a zero vale la definitiva legittimazione di una promozione già ipotecata. Il caldo in campo è asfissiante, il Nardò dosa le energie, mentre lo Scordia non appare in grado di imbastire una reazione degna di nota.

Nella ripresa gli uomini di Ragno gestiscono il match a proprio piacimento. E quando affondano i colpi confezionano azioni sempre pericolose. Palmisano chiama Fagone alla smanacciata in angolo (5’), Bellino in scivolata interrompe la corsa verso la porta di Vicentin (18’), Fiorentino sfiora il palo (20’). Prove di raddoppio, che arriva al 22’ con un tiro da fuori area di Vicedomini. Il giusto premio per l’uomo simbolo di questa promozione, protagonista di una stagione giocata ad altissimi livelli di rendimento, dal primo all’ultimo minuto di ogni gara. Gigi Rana, l’eroe di Scordia, vorrebbe lasciare il segno anche al Giovanni Paolo II, stavolta ci prova con un pallonetto da posizione defilata (26’). E’ l’ultimo acuto di una gara che poi vive nell’attesa del gong finale e dello scatenarsi della festa in campo e per le vie della città, per celebrare la sesta promozione del Nardò in serie D.

Una impresa griffata Fanuli&Ragno. Maurizio Fanuli, l’artefice della rinascita, è riuscito a far meglio anche del più grande presidente della storia calcistica neretina, Benito Papadia, ovvero centrare la promozione al primo colpo. Prima ha proposto un progetto societario subito apprezzato, perché basato su fondamenta solide e sani principi, poi quando ha capito che il campionato del Nardò era sì da play-off, ma senza concrete prospettive di promozione, ha deciso di compiere il salto di qualità. Un sacrificio non indifferente, sostenuto nonostante la cronica latitanza dell’imprenditoria neretina, con la sola eccezione del vicepresidente Maurizio Fiorentino, davvero ammirevole per abnegazione ed entusiasmo.

Nicola Ragno si è confermato bravo e vincente. E’ alla settima promozione in serie D ed affidare la panchina a lui è quasi sempre garanzia di successo. Ha tirato fuori la solita personalità e trasmesso ai calciatori la convinzione di chi è abituato a vincere. Ma il suo capolavoro è stato quello di conciliare la rifondazione di dicembre con la necessità di vincere subito e sempre per recuperare il ritardo dalla vetta. E senza i contemporanei forfait di Palmisano e Rana nella fase topica della stagione, forse anche la sfida con il Francavilla sarebbe finita diversamente.

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